Ortigia Siracusa

Il territorio di Siracusa ha avuto nei secoli un interessante sviluppo morfologico ed una altrettanto interessante recessione. In epoca antica la città raggiunse una dimensione notevole articolandosi in cinque quartieri. Ortigia fu il primo nucleo urbano. E’ un’isola lunga circa 1600 metri e larga la metà; era abitata da indigeni quando vi si stanziarono i primi coloni greci e, nel corso del I secolo, si saturò di abitanti che si trasferirono sulla terraferma. Per i secoli successivi, l’isola fu interdetta alla popolazione civile e riservata ad edifici pubblici e di culto. 

Sulla terraferma i quartieri che si andarono formando furono cronologicamente: Akradina (attualmente è scisso in tre quartieri: Akradina ad ovest, Grottasanta ad est e Santa Lucia a sud) dalla penisola tra i due porti si estendeva a nord-est verso il mare levante; formatosi a partire dal VII secolo a. C., si allargò fino a raggiungere la baia di Santa Panagia ed era circondato da mura più volte ampliate. Tyche fu prevalentemente un insediamento residenziale posto sull’altipiano a nord-ovest di Akradina; nato tra la fine del VI e gli inizi del V secolo a. C., ebbe una cerchia di mura proprie. L’attuale abitato venne formandosi nel Medioevo dopo che l’antica estesissima città andò perdendo il suo ruolo nel Mediterraneo. 

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Si ridusse quasi solamente all’isola di Ortigia durante la conquista araba del VII secolo. Nel 1085 passò ai Normanni e solamente dal XIII sec., con Federico II, divenne una roccaforte imprendibile: risale a quell’epoca la costruzione del castello Maniace-Carlo V la munì ulteriormente di poderose opere difensive: una cinta di mura a strapiombo la difese sul mare, mentre il raccordo alla terraferma avveniva con un complesso sistema di fortezze e canali.

Nei secoli successivi, malgoverno, pestilenze e terremoti la immiserirono fino a farle perdere il ruolo di capoluogo di provincia, che passò a Noto. 1865 – La città ritorna ad essere capoluogo di provincia. Siracusa, dopo alterne vicende politiche, con l’unificazione dell’Italia, ritornò ad essere capoluogo di provincia e riacquista quel ruolo culturale ed economico che per breve tempo, le era stato tolto.

Le ragioni della sua storia classica, la gloria dei suoi martiri cristiani, lo splendore dei suoi monumenti, la presenza del porto naturale, ecc. contribuirono a ridarle quella dignità che numerosi intellettuali avevano a lungo acclamato. Gli uffici provinciali, trasferiti da Noto, ritornarono nella città aretusea e i funzionari piemontesi, in gran numero, cercarono alloggi decorosi all’interno delle mura. La città era ancora raccolta dentro il perimetro della piccola isola di Ortigia.Nella terraferma sorgevano i complessi architettonici dei conventi di Santa Lucia, di San Giovanni alle Catacombe, di Santa Maria del Gesù e dei Cappuccini. Lungo le trazzere che, dalle porte delle fortificazioni conducevano verso l’altipiano dell’Epipoli, verso la Tonnara di Santa Panagia e verso le vie di collegamento con i centri della Piana di Catania, sorgevano alcune ville di fine Settecento e degli inizi dell’Ottocento, residenze estive della nobiltà e dell’alta borghesia. Anche al Plemmirio, spesso sulle fondamenta di edifici molto più antichi, non mancavano ville e fattorie fortificate di notevole pregio architettonico.

 La balza rocciosa di Acradina, sui cui fronti di tufo più tenero nell’età paleocristiana erano state scavate tre ramificazioni catacombali, non costituiva alcun impedimento alle mulattiere. Solo qualche piccolo tornante caratterizzava i percorsi; per il resto, superata la balza, le strade si facevano dritte. Quei percorsi, di sicura origine classica, sono le arterie cittadine di oggi: il Viale Teocrito (cerniera tra la parte alta e quella bassa della città), il Viale Santa Panagia, il Viale Scala Greca, la Riviera Dionisio il Grande e persino le attuali Via Avola, traversa la Pizzuta e Via Augusta. Il destino post-unitario di Siracusa non poteva essere quello di rimanere nei limiti delle mura spagnole. Nuove esigenze dei cittadini, nuovi programmi politici, nuove aspirazioni della comunità tutta, reclamavano l’espansione del perimetro urbano. Purtroppo, nonostante fosse nota tutta la topografia della città classica, a nessuno venne in mente di lasciare intatto il centro storico in isola e di progettare una città satellite lontana dai monumenti antichi, verso Cassibile o verso Floridia, dove non mancavano i territori salubri, idonei all’edificazione.

storia di siracusa isola di ortigia1870-1880 Primi interventi post-unitari Studi e ricerche di carattere igienico sanitario, compiuti in questi anni, sono concordi nell’affermare l’insalubrità di Ortigia, nell’individuare nei suoi pozzi, nei suoi vicoli, nelle case umide e malsane addossate alle mura, l’origine delle epidemie e delle malattie infettive. Le demolizioni lungo le mura spagnole e negli spazi urbani più degradati appiono come l’unico e sicuro antidoto al colera, alla tisi, alla tubercolosi. In quegli anni, sorsero il Teatro Comunale, la Prefettura, l’Ospedale Civile e il Museo Archeologico, insediandosi sul perimetro di vecchi conventi e di chiese prossime al crollo per la carenza manutentiva. Così caddero sotto i colpi del piccone la Chiesa e il Convento dell’Annunziata, il Monastero di Santa Maria delle Monache, la Chiesa di San Rocco, ecc.. Anche fuori le mura si diede corso al rinnovamento dell’immagine urbana: l’edificazione della Dogana è di questi anni 1871 S’ inaugura la Ferrovia. Un tracciato in gran parte in trincea, scavato nel vivo masso di Acradina, collegò Siracusa a Catania e quindi al resto della nazione. La cintura ferroviaria, con la sua grande ansa parallela alla linea della costa, fu un errore senza pari e ha creato, per oltre un secolo, una frattura urbanistica che resta insanabile. La posizione della Stazione Ferroviaria indicò la direzione di quel rettifilo che, con l’abbattimento della Piazza D’Armi, qualche decennio dopo, sembrò apparire come la vera nota di modernità europea attuata a Siracusa.

darsena Ortigia1874 Si approva il Regolamento di Ornato Pubblico. L’Amministrazione Comunale si dota di un Regolamento di Ornato Pubblico che con la funzione di stabilire i criteri del Piano Generale di ingrandimento e sistemazione dell’abitato, di vigilare sull’allargamento o modificazione delle piazze, vie, viali e passeggiate, e altresì stabilire i criteri relativi alle concessioni per fabbricare. Il Regolamento stabiliva altezze e caratteristiche compositive dei fabbricati, sindacava sulle scialbature e sui colori degli intonaci. Dettava condizioni persino per gli infissi, per i ferri battuti delle ringhiere e per i lastricati. Lo spirito principale del Regolamento fu quello di favorire le demolizioni e l’art. 35 lo conferma chiaramente: tuttavolta che dal Consiglio Comunale sarà decretata l’ampliazione o rettificazione di pubbliche piazze, vie o passeggiate o la formazione di altre nuove ai termini d’un piano rivestito delle volute approvazioni, i proprietari saranno tenuti a cedere l’area dei fabbricati cadenti in demolizione e gli immobili che vi si trovano, mediante indennità a tenore della legge di espropriazione.

isola di ortigia dopo l'abbattimento dei fortilizi1865-1885 Abbattimento delle fortificazioni e interramento dei fossati. L’inaugurazione degli abbattimenti, finalizzati al rinnovamento dell’immagine urbana destinata così a perdere i suoi connotati medievali e rinascimentali, avviene nel 1865 ad opera del Sindaco del tempo Gaetano Adorno il quale fece demolire il Bastione del Collegio per la creazione del Passeggio sulla Marina. Si proseguì, intorno al 1870, demolendo il Forte San Giacomo in fondo a Via delle Maestranze. Nell’Agosto del 1877 fu presentato un rapporto al governo piemontese che chiedeva lo svincolo della città dalle servitù militari. Non passò molto tempo perché la richiesta venisse accolta; infatti nel 1885 si iniziò senza alcuna remora, l’opera di distruzione della Piazza D’Armi, delle porte monumentali, dei bastioni e di ogni altra opera militare. Con i materiali di risulta si colmarono i fossati, si riempirono le paludi Pantanelli. Si salvò solo il Fossato della Mezzaluna, l’attuale Darsena. Per il resto nemmeno l’antica Porta di Ligne fu risparmiata; infatti, restò in piedi fino ai primi anni di questo secolo. 1883 Viene pubblicata la Topografia Archeologica di Siracusa. Saverio Cavallari pubblica la Topografia Archeologica di Siracusa e con l’ausilio dell’Ing. Cristoforo Cavallari segna sulle mappe riferite alla terraferma nel comprensorio aretuseo ogni minima traccia della classicità: templi, sepolcreti, acquedotti, fortificazioni, strade, ecc.. Se i futuri progettisti dell’espansione urbana di Siracusa avessero guardato e rispettato le indicazioni rigorose contenute in quel rilievo, oggi i resti della classicità non si troverebbero mortificati dall’asfalto o distrutti dalla gigantesca griglia in ferro-cemento della città selvaggia, caotica, irrazionale che dall’Acradina all’Epipoli, da Tiche alla Neapolis calpesta e cancella il nostro passato. La topografia del Cavallari traccia quelle strade di campagna che oggi sono diventate arterie cittadine e segna anche antiche ville e umili casolari oggi in gran parte distrutti e in pochi casi incastrati nella morsa del cemento. Si vedano in tal senso il Palazzo dei Gargallo verso Santa Panagia, la Villa dei Danieli lungo l’attuale Scala Greca.

ortigia ponte umbertino1885 Piano Regolatore per l’ampliamento di Siracusa nella zona dei fortilizi. Approvato il 4 Dicembre del 1885, il Piano Regolatore per l’ampliamento di Siracusa nella zona dei fortilizi viene elaborato dall’Ing. Gioacchino Majelli, dall’Ing. Luigi Scrofani, dall’Ing. Gaetano Cristina e dall’Ing. Luciano Storaci. Il piano programma la nascita del rettifilo, l’eliminazione dei fossati, la nascita di un impianto urbanistico a scacchiera sul perimetro dell’antica Piazza D’Armi. Il progetto prevedeva altresì la nascita del quartiere a isolati quadrangolari tra la Piazza Mazzini e la Riva Nazario Sauro. Per Ortigia era previsto, ma non attuato, lo sventramento della Graziella e della Spirduta con la realizzazione di due assi trasversali: uno concepito come prolungamento del rettifilo, l’altro finalizzato alla creazione di un collegamento diretto tra la Via delle Maestranze e la Via Vittorio Veneto. Nella contrada Pozzo Ingegnere il piano prevedeva la nascita di una piazza circolare utile a convogliare le arterie provenienti da diverse direzioni: dalla Stazione Ferroviaria e da Floridia, da Noto, da Catania. Ancora oggi la piazza, dedicata a Marconi, è nel suo antico disegno e assolve alle stesse funzioni per cui fu progettata. Nella relazione di accompagnamento si pregava il Consiglio Comunale di non crearsi ulteriori problemi, poiché, quando fosse urbanizzato tutto lo spazio che si sarebbe ricavato dalla demolizione delle fortificazioni, si sarebbero potuti benissimo occupare la Piazza D’Armi e anche gli orti. Tra i consiglieri del tempo, in molti sostenevano che nel redigere un piano regolatore, si dovessero considerare i bisogni di un prossimo futuro. 1888 Viene attivata la corrente elettrica. Siracusa come altre città d’Europa, conosce l’energia elettrica. Scompaiono quindi gli antichi sistemi di illuminazione pubblica e, finalmente, in Ortigia e nelle poche strade immediatamente fuori le mura arriva il segno della modernità: la luce elettrica. La centrale, con tutti i suoi ingombranti macchinari, nasce nell’attuale zona umbertina. Si tratta di uno stabilimento che oggi ha tutta la dignità per essere considerato monumento dell’archeologia industriale.

Siracusa mercato copertoOrtigia 1889 Viene costruito il mercato coperto. Il progetto del mercato e la direzione dei lavori vengono affidati all’Ing. Capo del Comune Edoardo Troja. I lavori proseguono fino al 1900. La costruzione, accanto all’Apollonion, sorge secondo i criteri di una moderna tipologia con il corretto soleggiamento e la necessaria ventilazione. 1891 Luigi Mauceri pubblica la sua proposta di risanamento della città di Siracusa. Lo studio del Mauceri serve ad analizzare le condizioni igieniche della città, le risorse di acqua potabile del territorio e la situazione delle fogne e degli scarichi. Con grande rigore formula le sue proposte di risanamento edilizio per i quartieri medievali di Ortigia e delinea le nuove linee di sviluppo della città extra-moenia: sul piano Montedoro e nella Borgata Santa Lucia. Non manca di analizzare le condizioni geologiche e stratigrafiche della città e dei dintorni, al fine di suggerire agli amministratori come smaltire le acque domestiche e meteoriche. I suoi studi furono confrontati con ricerche di famosi scienziati stranieri, ciò al fine di adeguare le proposte dirette ad ammodernare la città di Siracusa ad altre realtà urbane d’Europa.

storia di siracusa porta ligny1900 Demolizione della Porta di Ligne. Il nuovo secolo si inaugura con la demolizione dell’ultimo segno della città rinascimentale, dell’ultima barriera tra Ortigia e la terraferma. Giornali, riviste e libri del tempo si dividono in due partiti: quello degli oppositori e quello degli accaniti sostenitori della cancellazione di ogni segno che potesse ricordare il passato. I lavori proseguono per qualche tempo e in una relazione scritta un decennio dopo dal Dottor Sebastiano Alagona, Ufficiale Sanitario di Siracusa, vengono celebrati come gli unici provvedimenti utili a salvare la salute dei cittadini. 1902 Si discute della linea ferrata Siracusa-Vizzini. Inizia nel 1902, con la prima riunione di un comitato promotore, la triste avventura della linea ferrata Siracusa-Vizzini. Passano decenni perché venisse ealizzata e, poco dopo il suo utile servizio, fu soppressa. Con essa Siracusa, attraverso le gole dell’Anapo, raggiungeva il massiccio ibleo e si collegava ai centri dell’entroterra.